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Quella d’avvocato è ormai una delle professioni più diffuse in Italia e all’estero e la caratteristica che la contraddistingue è una: la concorrenza. Per questo, costruirsi un profilo strutturato e avere una specializzazione precisa e ben delineata può aiutare a destreggiarsi in questo mare magnum. In una realtà come quella di oggi, che ci “bombarda” con proposte di corsi, master, aggiornamenti, scuole professionali, anche a pochi metri da casa nostra, la scelta di andare all’estero può non essere così scontata, ma si può rivelare illuminante

Ce lo dimostra l’esperienza di Flaminia Cotone, associata ad uno studio legale e specializzata in diritto dell’Unione Europea, concorrenza e aiuti di Stato, che abbiamo avuto il piacere di intervistare.

 

Ciao Flaminia, iniziamo dalle basi… di cosa ti occupi?

Sono un avvocato, associata ad uno studio legale, e sono specializzata in diritto dell’Unione Europea, concorrenza e aiuti di Stato e su queste materie collaboro anche con il Ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture e con la Scuola Nazionale dell’Amministrazione.

 

Durante la tua formazione hai svolto periodi all’estero? In tal caso, quanto ha inciso sul tuo futuro percorso professionale?

Dopo la laurea in Scienze Politiche alla Sapienza mi sono trasferita a Londra per un Master in legge, LL.M. (con specializzazione in diritto dell’UE). Da lì ho capito (forse) cosa volevo fare nella vita e l’anno successivo sono approdata a Bruxelles, iniziando a lavorare prima in uno studio legale internazionale e poi finalmente proprio alla Commissione europea.

Al di là dell’aspetto professionale, da un punto di vista umano sei stata arricchita da questa esperienza?

Questa esperienza mi ha regalato molto più di un ottimo avvio professionale. Ritengo che sia stata una tappa fondamentale nella mia crescita personale, perché da lontano si capiscono meglio tante cose, innanzitutto chi sei come persona, e si misurano meglio forze e fragilità. Infine, ne beneficiano i rapporti affettivi, quelli nuovi che nascono più liberi e aperti alle differenze, anche culturali, che li caratterizzano, e quelli vecchi ai quali ci si riscopre paradossalmente più vicini.

 

Nel campo della giurisprudenza, quali sono le abilità che, secondo la tua esperienza, un periodo di formazione all’estero ti fornisce?

Oltre alle conoscenze linguistiche e giuridiche, direi il famigerato problem-solving e l’abitudine a fare squadra.

 

Quali sono le caratteristiche che una risorsa junior deve avere per lavorare nel tuo settore?

La capacità analitica e di scrittura, unita però almeno alla voglia di avere una visione d’insieme, non fosse altro per rendere più interessante il lavoro quando, talvolta, si fa più metodico o con ritmi serrati.

 

Quali sono i paesi europei nei quali consiglieresti di svolgere un periodo di formazione perché all’avanguardia per la tua professione?

Inutile dire, il Belgio e, Brexit permettendo, il Regno Unito.

 

Mediamente quanto ritieni debba durare un’esperienza all’estero perché comporti una crescita?

Credo che debba durare più di sei mesi, perché il senso di transitorietà dell’esperienza non falsi troppo l’esperienza.

  

Quali sono le soft skills che in genere presenta un candidato che ha svolto periodi di formazione all’estero?

Credo l’autonomia, la curiosità, l’apertura mentale e il pensiero critico, la flessibilità e l’abitudine a lavorare come parte di un team.

 

Qual è il consiglio che daresti a un giovane che vuole cominciare a lavorare nel tuo campo?

Di lasciarsi trasportare dall’entusiasmo e dalla curiosità ma, allo stesso tempo, di cercare di trovare durante il percorso il proprio filo di Arianna e di tenerlo stretto.

 

Chiudiamo con una domanda leggera per salutarci… qual è l’oggetto che non manca mai nella tua valigia quando viaggi per lavoro?

Una giacca a vento con cappuccio incorporato e un’agendina rigorosamente cartacea!

 

Grazie per il tempo che ci hai dedicato!

Grazie a voi!