Se sei tentato dall’idea di fare uno stage in Europa, oppure stai addirittura già apprestandoti a partire, potrebbe esserti molto utile confrontarti con chi questa esperienza l’ha già vissuta. Qui di seguito troverai alcune testimonianze dirette di giovani come te, storie normali, comuni, ma tutte interessantissime e ricche di spunti su cui riflettere.

Nella scelta degli stagisti abbiamo cercato di proporre esperienze abbastanza diverse per quanto riguarda i Paesi di destinazione, i contenuti formativi e le modalità di accesso allo stage. Ma anche con qualche elemento in comune: sono tutti ragazzi che hanno scelto e vissuto questa esperienza con entusiasmo, grinta e fiducia, consapevoli delle difficoltà, ma anche pronti ad affrontarle.

 


Valeria, Olomouc

Valeria, 25 anni, è una ragazza catanese che studia Comunicazione, innovazione e multimedialità all’Università di Pavia. Lo scorso anno ha fatto un tirocinio Erasmus all’Università di Olomouc, in Repubblica Ceca, dove ha avuto modo di insegnare lingua italiana agli studenti dei corsi di laurea triennale e magistrale. Un’esperienza molto importante per diversi motivi... Ascolta la sua storia di stage.

 

Gianluca, Lussemburgo

Gianluca ha 25 anni, una laurea in Comunicazione interlinguistica applicata all’Università di Trieste (più conosciuta come Scuola per interpreti e traduttori) e conosce bene l’inglese, il francese, lo spagnolo ed il portoghese. Durante la sua laurea di secondo livello ha fatto uno stage di 3 mesi in Lussemburgo nel servizio traduzione di un’istituzione europea. In quest’ambito le domande di tirocinio sono tantissime, ma è pur vero che c’è sempre un certo ricambio: nel suo ufficio, per esempio, prendono due tirocinanti per ogni trimestre.

Gianluca ha presentato la sua candidatura online diversi mesi prima del periodo prescelto per lo stage. L’unità linguistica di traduzione per la quale ha fatto domanda ha effettuato un primo screening dei CV ricevuti. Una volta preselezionato, Gianluca ha dovuto inviare tutti i documenti di supporto alla sua candidatura come diplomi, attestati di corsi di lingua (con relativa votazione), certificazioni aggiuntive (competenze informatiche, referenze di stage, esperienze professionali acquisite, ecc.). Sulla base di questa documentazione è stata effettuata la selezione finale ed infine è stato chiamato. Nel suo caso l’aver frequentato la Scuola traduttori di Trieste, essere stato per un anno in America durante il liceo, aver fatto un Erasmus di 5 mesi a Lisbona durante la triennale e un periodo di volontariato in Africa, lo hanno certamente aiutato ad essere scelto!

Nonostante tutte queste numerose esperienze all’estero, all’inizio qualche inevitabile timore l’ha avuto anche lui: soprattutto Gianluca si aspettava un ambiente di lavoro molto freddo e formale e temeva, com’è naturale, di “non essere all’altezza”, considerando il prestigio dell’istituzione e della posizione in particolare. Ha invece trovato un ambiente di lavoro formato da persone molto alla mano e disponibili ed anche il lavoro in sé gli è piaciuto molto: non bisogna solo saper tradurre, ma è richiesta anche molta accuratezza, precisione ed attenzione ai dettagli.

Per quanto riguarda gli aspetti logistici, svolgere un internship presso un’istituzione europea ha sicuramente i suoi vantaggi: prima ancora del suo arrivo gli hanno inviato una lista di alloggi privati destinata ai tirocinanti, grazie alla quale è riuscito a trovare una stanza in affitto. Oltre a ricevere un contributo per le spese di viaggio, ha potuto disporre di un’indennità di circa 1.200 euro netti mensili, cifra che gli ha consentito di coprire tutte le spese, senza dover integrare nulla di tasca sua. Durante il tirocinio ha condiviso con un altro tirocinante un ufficio, dotato di una propria scrivania, computer, ecc. Il tirocinio gli ha consentito di migliorare ulteriormente la sua padronanza nelle lingue straniere, di acquisire e familiarizzarsi con la terminologia tecnica e di imparare a lavorare organizzando il lavoro nel rispetto delle scadenze. In questo percorso è stato seguito non solo dal suo tutor, ma c’è stata anche una notevole collaborazione da parte dei colleghi a cui Gianluca non ha mai avuto paura di porre domande per capire e imparare. Anche la durata dello stage è stata adeguata: certo, un periodo di tempo più lungo gli avrebbe consentito di imparare ancora di più, ma un internship di 3 mesi è stato sufficiente per dargli un’idea globale della professione.

Al termine del tirocinio gli è stato rilasciato un “Rapporto di fine stage” che, oltre al giudizio del suo tutor, contiene anche la sua valutazione dell’esperienza. Il futuro? Avendo già studiato e vissuto parecchio fuori dall’Italia, considera una scelta abbastanza naturale l’idea di trasferirsi all’estero per lavoro. Di certo la sua esperienza di tirocinio in Lussemburgo, e le competenze che ha acquisito in questo percorso, gli saranno molto utili.

Martina, Londra

Martina è una ventiseienne napoletana, laureata da poco a pieni voti in Urbanistica, Paesaggio, Territorio e Ambiente. Nel periodo in cui ha studiato per la sua laurea specialistica ha svolto un tirocinio di 3 mesi presso la City of London Corporation, l’ente di governo della città di Londra. Ha cercato e faticato tanto per trovare questo stage, ma adesso è, a ragione, molto fiera di ciò che ha fatto e di non aver “mai mollato”! Dieci mesi prima di iniziare la ricerca dello stage, si è trasferita a Londra, trovando un alloggio e qualche lavoretto per mantenersi e fare pratica con l’inglese. Ha quindi iniziato a cercare un internship facendo ricerche su internet, compilando tanti application form, a cui nessuno rispondeva; allora ha cercato su LinkedIn l’ente che le interessava contattare, richiedendo la “connessione” con tutti i dipendenti che lavoravano nell'area professionale di suo interesse. Ha quindi inviato un messaggio, non troppo formale, chiedendo cosa avrebbe dovuto fare per poter iniziare un tirocinio presso di loro. La risposta è stata quasi banale: una lettera di presentazione e un CV a cui lei, in aggiunta, ha allegato il suo portfolio. In seguito ha sostenuto un colloquio che serviva a verificare le sue capacità, le motivazioni e la conoscenza dell’inglese e poi ha dovuto attendere ben due mesi prima che lo stage fosse confermato. Grazie alla sua intraprendenza Martina è riuscita a far stipulare una convenzione tra l’Università e l’ente ospitante, per cui le sono stati riconosciuti 10 crediti formativi per aver svolto il tirocinio. Le aspettative erano altissime, dato il prestigio della City of London. Il suo costante impegno l’ha premiata: al termine del tirocinio ha iniziato a lavorare presso lo stesso ente, ma in un altro distretto.

Le sue paure, prima di iniziare, erano la lingua ed il suo background universitario: entrambi si sono rivelati più che adeguati, anche se qualche difficoltà linguistica all’inizio c’è stata, in particolare nell’ascolto. Ovviamente, alla fine, le sue conoscenze linguistiche sono molto migliorate e soprattutto ha acquisito una totale padronanza del linguaggio tecnico. Oltre ad un’ottima indennità (1.800 sterline al mese, circa 2.000 euro), le è stata fornita una postazione di lavoro e tutti gli strumenti e i materiali (computer, licenze di software, manuali) per svolgere adeguatamente le sue attività, tutte in linea con il suo percorso formativo. Ciò le ha consentito di acquisire la conoscenza di diversi software, di comprendere il modo in cui si lavora e si collabora in un team e di affinare la presentazione del proprio lavoro ai team leader, ai direttori, ecc. Il suo tutor – che è stato anche correlatore della tesi di laurea specialistica, rigorosamente inerente lo stage – l’ha seguita con costanza e, quando è andato in ferie, è stato sostituito da un’altra persona.

Come dice Martina, la sua esperienza di stage, che ha superato di gran lunga le aspettative, “non ha prezzo”: le ha permesso di trovare lavoro e di raggiungere i suoi obiettivi. La durata del tirocinio, forse, è stata fin troppo breve: è stato stressante, per lei, dover mostrare le sue capacità, e la sua intraprendenza, durante un conto alla rovescia continuo. Se dovesse dare un consiglio, infatti, direbbe certamente di svolgere uno stage all’estero di 6 mesi. Fare un tirocinio all’estero, per chi vuole trovare lavoro fuori, è indispensabile, è un trampolino di lancio; per chi invece pensa di rientrare in Italia, è comunque un’importante palestra linguistica e professionale.

Marco, Amburgo

Marco, 25 anni, durante l’ultimo periodo di studi universitari in Ingegneria aerospaziale ha svolto un tirocinio di 6 mesi ad Amburgo, in Germania, presso una grande azienda (oltre 50 mila dipendenti) del settore aeronautico. Ha trovato l’offerta di stage tramite la sua Università che fa parte della rete internazionale Pegasus, che raccoglie le maggiori Università aerospaziali europee. Ha quindi inviato all’azienda il suo CV Europass, insieme ad una cover letter (semplice e ben scritta) e ad una lettera di referenze (una buona presentazione del relatore della tesi di laurea triennale). La selezione da parte dell’azienda è stata poi eseguita attraverso uno screening dei CV ricevuti ed un colloquio telefonico (in inglese) con il manager del Dipartimento Ricerca e sviluppo che richiedeva l’internship.

Durante il colloquio Marco si è sforzato soprattutto di far capire che voleva assolutamente fare questa esperienza: la sua idea originaria era infatti quella di svolgere all’estero la tesi, ma, non essendo riuscito a realizzare questo progetto tramite l’Università, aveva scelto di fare uno stage proprio per sopperire a questa mancanza ed arricchire il suo CV prima di iniziare a lavorare. Dal punto di vista pratico, già prima di partire, Marco ha cercato una sistemazione per dormire e qualche contatto personale in zona, il tutto purtroppo con scarsi risultati. Ha dovuto cercare alloggio una volta arrivato, cosa che si è rivelata più difficile del previsto. In ogni caso, anche grazie all’aiuto di amici e colleghi, a un rimborso spese di circa 700 euro al mese e a un notevole sconto sui trasporti pubblici, Marco è riuscito sempre a cavarsela.

L’azienda gli ha fornito una postazione di lavoro al pari dei dipendenti, un computer e la piena libertà di richiedere o acquistare documenti e materiali necessari allo svolgimento del suo lavoro. Le sue attività principali riguardavano l’aggiornamento ed il miglioramento di un modello di calcolo, compiti perfettamente in linea con il suo percorso di studi che ovviamente ne è risultato profondamente arricchito, migliorando di molto – ad esempio – la sua conoscenza di un software di modellazione matematica commerciale. La sua esperienza si è rivelata molto utile non solo per l’acquisizione di competenze tecniche, ma anche perché ha imparato molto dal punto di vista aziendale, dei rapporti personali e – ovviamente – anche per l’accrescimento delle sue conoscenze linguistiche (Marco, già in partenza, conosceva bene l’inglese, oltre a un po’ di francese e tedesco).

Durante lo stage non sempre è stato adeguatamente seguito dal suo tutor, ma questo è stato quasi un bene perché ha acquisito molta autonomia. Infatti, fra gli aspetti positivi, Marco sottolinea proprio l’aver imparato a gestire diverse situazioni, sia sul posto di lavoro che a livello organizzativo. Ha acquisito una certa flessibilità mentale che si è poi rivelata molto utile ed ha raggiunto tutti gli obiettivi che si era prefissato prima di partire. Pochi, e superati brillantemente, gli aspetti negativi: qualche difficoltà di ambientamento (all’inizio) e poco tempo libero a disposizione a causa della necessità di conciliare il tirocinio con gli impegni universitari. Fra l’altro, il Dipartimento aziendale presso cui Marco è stato inserito si è rivelato ben disposto a prolungare la sua permanenza di altri 6 mesi (al di fuori dell’internship), dandogli così la possibilità di scrivere la tesi di laurea specialistica.

Alla fine del suo periodo in azienda Marco ha ricevuto un certificato (sede e frequenza del tirocinio) ed una lettera di referenze del tutor (argomenti trattati e punti di forza/debolezza), documenti che gli sono stati utili dopo la laurea magistrale nella ricerca del lavoro, che ha trovato dopo soli due mesi. Nei colloqui di lavoro, ricorda Marco, l’esperienza dello stage all’estero è sempre stata molto apprezzata; lui stesso consiglia caldamente di realizzarla il prima possibile, facendo tesoro di ciò che ci si troverà ad affrontare e soprattutto sapendola sfruttare al meglio per il proprio futuro!

Claudia, Parigi

Claudia ha 26 anni e una laurea triennale in Scienze del turismo, conseguita con il massimo dei voti presso l’Università “Sapienza” di Roma. Poco dopo la laurea, partecipa al Progetto della Regione Lazio “Torno Subito” e invia il proprio CV, su consiglio di alcuni partner di “Torno Subito”, a tutte le sedi europee dell’ENIT, l’Agenzia Nazionale del Turismo; poco dopo viene contattata dall'ufficio di Parigi dell'ENIT e le viene offerto un tirocinio di 5 mesi. Il suo profilo è infatti coerente con le esigenze della sede francese e inoltre Claudia ha una buona conoscenza della lingua, appresa al liceo linguistico. Il rimborso spese proposto era di quasi 750 euro al mese, somma che Claudia, con l’aiuto della famiglia, ha dovuto integrare con circa 200 euro mensili, dato l’alto costo della vita a Parigi. Pur avendo cercato un alloggio dall’Italia, soltanto al suo arrivo in Francia riesce a trovare una stanza presso un foyer per studenti e stagisti nelle immediate vicinanze di Parigi.

Una volta in stage, i suoi compiti principali si sono svolti in affiancamento sia presso l’ufficio informazioni aperto al pubblico (accoglienza ai turisti, supporto all’organizzazione di viaggi, informazioni turistiche, stesura in francese di nuove schede informative, ecc.), sia all’interno dell’ufficio stampa e marketing (rassegna della stampa francese sull’Italia, redazione in francese di schede informative, partecipazione a eventi ENIT, gestione dei social network, ecc.). Le sono state anche fornite nozioni amministrative di base, il tutto purtroppo senza avere a disposizione una sua postazione di lavoro. Le attività svolte sono state in linea con il suo percorso di studi, anche grazie all’attenzione del suo tutor che era il Responsabile dell’ufficio informazioni. Claudia ha ritenuto un po’ troppo lunga la durata del suo stage, in quanto, dopo i primi 2-3 mesi di apprendimento di nuove competenze, le mansioni che le sono state richieste successivamente non le hanno fatto imparare cose nuove, ma sono state piuttosto ripetitive. Nonostante questo, gli obiettivi del tirocinio sono stati raggiunti.

Facendo un bilancio dell’esperienza, i problemi maggiori sono stati quelli legati all’alloggio, non solo per la difficoltà di trovarlo, ma anche per la serie di documenti che le sono stati richiesti per avere una stanza in affitto. Tuttavia Claudia ha potuto usufruire anche di alcuni benefit , come ad esempio la CAF, Caisse d’Allocations familiales, ovvero l’aiuto economico che il Governo francese dà alle persone con basso reddito. Alla fine del tirocinio le è stato consegnato un attestato che conteneva sia le mansioni svolte durante lo stage che i nominativi delle persone che l’hanno seguita, a cui rivolgersi per eventuali referenze.

Ai giovani italiani che vogliono affrontare quest’esperienza, Claudia consiglia di apprendere il più possibile dal tirocinio, di adattarsi alle diverse abitudini del Paese e, non ultimo, di “pensare bene se rientrare in Italia dopo lo stage”. Infatti, conclude Claudia, “trascorrere un periodo all’estero per motivi di studio o di lavoro è un’esperienza impagabile che dà la possibilità di crescere e responsabilizzarsi ed aiuta ad aprire gli occhi verso nuovi orizzonti”.

Omar, Praga

Omar ha 18 anni e frequenta a Edolo (Bs), presso l’Istituto d’Istruzione Superiore “F. Meneghini”, l’ultimo anno di corso per conseguire il diploma di istruzione professionale in Gestione delle risorse forestali e montane. Viene a sapere, tramite i propri docenti, che la sua scuola aderisce in qualità di partner d’invio ad un progetto Erasmus+. Il progetto, dal titolo “FOREST4LIFE”, prevede la possibilità per alcuni studenti di usufruire di una borsa di mobilità per realizzare un’esperienza di tirocinio all’estero. Omar comprende che si tratta di un’occasione da non perdere e si attiva subito per prendere parte all’iniziativa. Il Paese di destinazione è la Repubblica Ceca dove, nella città di Praga, è possibile svolgere un tirocinio presso VULHM, Ente di ricerca nell’ambito delle scienze forestali.

Superata con successo la fase di selezione (test più colloquio attitudinale), ad Omar viene data l’opportunità di seguire dei corsi di preparazione prima della partenza. La formazione viene erogata dai docenti in orario extrascolastico e riguarda sia il miglioramento della conoscenza dell’inglese, lingua nella quale si svolgerà il tirocinio, che l’approfondimento di temi legati all’ambito professionale dello stage, come la sicurezza nell’ambiente di lavoro, la silvicoltura, la nomenclatura delle piante. Al di là del buon rendimento scolastico, Omar ritiene che quello che ha contato di più in sede di selezione sia stato l’aspetto motivazionale, la concretezza delle aspettative rispetto alle reali opportunità offerte dal tirocinio, la serietà nell’affrontare una nuova sfida unita ad un marcato spirito di adattamento. Quando Omar parte per Praga è appena diplomato.

L’inserimento nella vita sociale e lavorativa del nuovo Paese è stato meno duro di quanto si aspettasse, grazie anche alla presenza durante i primi 10 giorni di permanenza all’estero di un docente accompagnatore che lo ha supportato nella gestione degli aspetti pratico-logistici. Nel corso della prima settimana Omar ha inoltre potuto seguire un corso di lingua ceca che si è rivelato molto utile in quanto gli ha permesso di acquisire una conoscenza lessicale di base, spendibile nella vita quotidiana. Anche in ambito lavorativo Omar ha trovato un clima di assoluta collaborazione e disponibilità da parte dei colleghi e, nel corso dello svolgimento dello stage, è stato affiancato da una tutor formativa e dal tutor aziendale che, con massima puntualità e precisione, l’hanno guidato nel lavoro e gli hanno fornito tutto il supporto necessario.

Nonostante la brevità della permanenza all’estero (5 settimane), nel corso del tirocinio Omar ha avuto l’occasione di sperimentare sul campo le conoscenze teoriche apprese durante il corso di studi. Ha potuto apprendere nel concreto a leggere la mappa di un bosco utilizzando disegni planimetrici di lotti e appezzamenti sottoposti a ricerca, a misurare un albero avvalendosi di strumenti dendrometrici, a marcare le piante di varietà sperimentali in conformità al regolamento, a potare e pulire la corteccia di esemplari selezionati all’interno dell’archivio dei cloni di abete rosso e ad utilizzare le tecniche base per la riproduzione delle piante in laboratorio. Al termine dell’esperienza l’ente ospitante e l’ente d’invio hanno rilasciato un attestato di stage e il Documento Europass Mobilità.

Nel complesso, Omar valuta l’esperienza realizzata in termini assolutamente positivi sia dal punto di visita della crescita professionale che personale. Dopo il diploma e lo stage, ha scelto di iscriversi al corso di laurea in Valorizzazione e tutela del territorio montano. Un consiglio che si sente di dare a chi vuole intraprendere un’esperienza di mobilità all’estero è di imparare bene la lingua straniera, di avere molto spirito di adattamento e di essere il più possibile aperti a conoscere nuove persone e culture mettendo, se necessario, in discussione le proprie idee e i propri pregiudizi.