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Una volta trovato lo stage, è il momento di prepararsi ad affrontare questa nuova avventura. Nel tempo che avrai a disposizione prima della partenza, potrai perfezionare la conoscenza della lingua, acquisire informazioni sull’organizzazione ospitante e approfondire tutte quelle conoscenze teoriche che potranno esserti utili per lo svolgimento dei compiti che ti verranno assegnati.
Ma ci sono altre questioni importanti da considerare prima di partire. Innanzitutto devi capire come muoverti per cercare un alloggio. In secondo luogo è opportuno che tu sia adeguatamente informato sui comportamenti che dovrai adottare durante il tirocinio per far sì che il tuo percorso formativo proceda nel migliore dei modi.
Ecco allora alcuni consigli e suggerimenti ad hoc per trovare un alloggio e per affrontare al meglio il tirocinio, superando possibili difficoltà e sfruttando al massimo questa straordinaria opportunità formativa. Lo stage è un’esperienza che ti darà moltissimo se saprai viverla nel modo giusto…  


La ricerca dell’alloggio

Se stai per partire per uno stage all’estero, che sia retribuito o meno, che duri tanto o poco, sicuramente non vorrai spendere una fortuna per la tua sistemazione abitativa. In primo luogo verifica bene l’indirizzo della sede dove andrai a fare il tuo stage e, nei limiti del possibile, cerca un alloggio ragionevolmente vicino: in una grande città una stanza economica, ma molto lontana dal tuo luogo di lavoro, può significare non solo più di un’ora fra treno, bus o metro, ma anche una spesa economica per i trasporti non indifferente.

Affittare un intero appartamento, anche se piccolo o piccolissimo, in modalità “fai da te”, non è la soluzione più pratica: intanto è abbastanza difficile trovare qualcuno disposto ad affittarti un intero appartamento senza avere la residenza o un contratto di lavoro garantito; se utilizzi un’agenzia immobiliare dovrai pagarla e si tratta dell’equivalente di almeno una mensilità; il locatore in genere richiede una cauzione di 2-3 mensilità, che normalmente poi viene completamente restituita, ma intanto sono soldi bloccati che devi anticipare tutti insieme; a seconda della tipologia di affitto, a meno che le bollette non rimangano intestate al locatore, dovrai occuparti anche di tutte le relative pratiche amministrative… Insomma: non vale proprio la pena!

Se proprio vuoi stare in un appartamento tutto tuo, e te lo puoi permettere economicamente, allora ti suggeriamo di utilizzare piattaforme online come Airbnb dove puoi trovare una short term accomodation oppure Housing Anywhere che offre alloggi in affitto di media e lunga durata e che collabora con università e imprese, proprio per facilitare la mobilità di studenti e giovani professionisti. Utilizzare queste piattaforme sicuramente ti agevolerà nella scelta e ti dovrebbe preservare da spiacevoli sorprese!

Un’altra ipotesi è alloggiare presso una famiglia. Per esempio attraverso Homestay puoi alloggiare in abitazioni con host composti da giovani coppie, pensionati, single, famiglie, tutte persone che –  oltre ovviamente a ricavare un profitto mettendo a disposizione i loro spazi extra – sono naturalmente aperte verso gli altri e interessate a condividere le esperienze dei loro ospiti.

Soprattutto se lo stage dura parecchi mesi, la scelta dell’abitazione dovrà essere particolarmente attenta e quindi poter visitare gli appartamenti di persona, e non solo leggere la descrizione o vedere le fotografie, è sicuramente la scelta migliore. Il nostro suggerimento è quindi quello di trasferirsi nella città sede dello stage sistemandosi, per il periodo iniziale, in un ostello oppure in un cosiddetto backpackers hostel. Questo tipo di soluzione ti consente di stare in luoghi economici, spesso centrali, che generalmente offrono l’apertura H24, la cassaforte, il servizio lavanderia, avendo anche la possibilità di conoscere e interagire con gli altri ospiti, ragazzi e ragazze di tutto il mondo, spesso nella tua stessa situazione, con cui socializzare, condividere, fare pratica linguistica…

Un’altra possibilità – ancor più economica del backpacking – è offerta dalle reti di ospitalità gratuita, ormai diffuse in tutto il mondo, ben funzionanti e ragionevolmente sicure, grazie anche alla "preselezione" dei soci e ai feedback dei viaggiatori. La più nota è sicuramente CouchSurfing che offre sistemazioni di qualche giorno, a volte decisamente di fortuna, in tutte le grandi città europee e anche in città più piccole (in particolare in UK, Germania, Polonia, Francia, Svizzera e Spagna); un’altra piattaforma che offre ospitalità totalmente gratuita è BeWelcome, gestito da un’organizzazione non profit. 
Stando i primi giorni fisicamente in loco, avrai anche la possibilità di cercare con più calma la tua futura sistemazione, andando a vedere “dal vivo” le offerte di stanze o appartamenti, magari da condividere.

Le spese, le formalità amministrative e l’inesorabile crescita dei costi degli affitti sta infatti facendo notevolmente aumentare la diffusione degli appartamenti condivisi (flatshare), soprattutto tra giovani e studenti. In tal caso la strada migliore è consultare i siti web di annunci o, ancora meglio, pubblicare un annuncio di ricerca per un appartamento in coabitazione, magari nel quartiere in cui si terrà lo stage. In alternativa, sempre ricorrendo alla rete, puoi trovare in pressoché ogni Paese diversi forum per facilitare il contatto tra persone con lo stesso intento oppure potrai utilizzare i più diffusi canali social per veicolare la tua ricerca. Quindi: pubblica la tua richiesta di sistemazione, valuta anche le offerte di stanze e di appartamenti condivisi con foto, presentazione degli altri inquilini e quant’altro e ricorda che più l’occasione è ghiotta, più la velocità sarà determinante. Se un’offerta ti sembra interessante, chiama immediatamente e fissa un appuntamento quanto prima.

Le stanze all’estero in flatshare sono ormai così diffuse che anche molte agenzie e piattaforme più tradizionali l’hanno inserita fra le proprie opzioni. Per esempio Uniplaces offre affitti di case condivise nelle principali città europee, tutti verificati e con una garanzia “soddisfatti o rimborsati” fino a 24 ore dopo il check-in oppure puoi rivolgerti a Roomgo, attivo in Francia, Regno Unito, Lussemburgo, Portogallo, Belgio, Svizzera, Spagna e Irlanda. Generalmente è necessario registrarsi, ma il servizio base è di solito gratuito. Anche Stukers offre lo stesso tipo di servizio, in particolare per la Spagna, e cura particolarmente la scelta dei coinquilini. Con Justlanded, invece, puoi selezionare sia gli interi appartamenti normalmente in affitto, sia scegliere il flatshare, selezionando fascia di prezzo, numero (e genere) dei coinquilini, grandezza della stanza. Infine puoi provare a consultare anche il sito di Erasmusu che mette a disposizione annunci di alloggi (soprattutto stanze singole o da condividere) a studenti e non solo, oppure dare un’occhiata alle bacheche (reali o virtuali) delle università che sono spesso ricche di offerte.

 

Muoversi in azienda

Se sei stato selezionato per uno stage, evidentemente l’organizzazione o l’azienda che ti ha scelto ritiene che tu possieda quel bagaglio di conoscenze (frutto dei tuoi studi) e di competenze (linguistiche, informatiche ecc.) necessario per svolgere le attività previste dal ruolo che ti verrà assegnato. Ma se sei stato scelto è anche perché hai dimostrato di possedere quelle qualità personali e caratteriali che dovrebbero permetterti di affrontare la realtà lavorativa in modo adeguato e proficuo. Si tratta di un aspetto essenziale, dal momento che il lavoro non è semplicemente un insieme di mansioni da svolgere, ma anche e soprattutto una rete di relazioni, di rapporti, di comportamenti.

Schematizzando, si può dire che il successo nel lavoro dipenda essenzialmente da tre fattori:

  • sapere (l’insieme delle conoscenze necessarie per lo svolgimento del proprio lavoro);
  • saper fare (l’insieme delle competenze professionali necessarie in relazione al ruolo che si ricopre);
  • saper essere (l’insieme dei comportamenti che ci si aspetta da chi svolge un determinato ruolo all’interno di un’organizzazione).

Tieni quindi presente che la valutazione del tuo tirocinio non dipenderà soltanto da quello che dimostrerai di saper fare, ma anche dal modo in cui vivrai la realtà lavorativa, dai comportamenti e dagli atteggiamenti che assumerai, dalla tua capacità di “muoverti” in un’azienda o un’organizzazione  internazionale, interagendo con il contesto sociale e organizzativo di cui fai parte. 

È qui che entrano in gioco le soft skills, le “competenze trasversali”, quell’insieme di qualità e caratteristiche personali che si traducono in comportamenti efficaci all’interno di un ambiente di lavoro. È evidente che le soft skills richieste  varieranno a seconda del ruolo e del livello: a chi si occupa di contabilità non verrà richiesta la stessa brillantezza comunicativa di un commerciale, così come a uno stagista non verranno richieste le capacità gestionali di un manager. Inoltre ogni organizzazione ha una sua specifica identità, una sua storia e una sua cultura e quindi i comportamenti attesi varieranno anche a seconda dell’azienda in cui ci si trova.
Tuttavia ci sono alcune soft skills che pressoché tutte le organizzazioni richiedono ai propri stagisti. Vediamo le principali.

  • Teamworking: la capacità di lavorare in gruppo, di entrare in sintonia con i colleghi e di fare squadra è un elemento essenziale in qualsiasi contesto di lavoro. Essere un buon teamplayer in un ambiente internazionale presuppone una radicale apertura mentale, una reale disponibilità a confrontarsi senza pregiudizi con culture e mentalità diverse, tenendo un atteggiamento positivo e partecipativo, comprendendo punti di vista differenti, cercando elementi di coesione e di condivisione al di là delle differenze e divergenze. In questo senso uno stage in Europa è un’opportunità del tutto singolare per metterti in discussione, per conoscere e accogliere contributi e apporti provenienti da fonti diverse, per rivedere o modificare alcuni comportamenti e stili relazionali che ritieni ormai consolidati e inattaccabili. Ricorda: è meglio una buona risorsa che sappia fare gruppo piuttosto che un genio che crei problemi o conflitti nel gruppo di lavoro.

  • Capacità comunicative: una qualità estremamente importante all’interno di qualsiasi organizzazione è la capacità di comunicare efficacemente. Ma cosa vuol dire comunicare in modo efficace? Significa esprimersi in modo chiaro, esporre in modo sintetico, argomentare in modo persuasivo. Che si tratti di comunicazione scritta o orale, niente discorsi contorti o lunghe digressioni. Focalizzati sul nocciolo delle questioni ed esprimile in modo semplice e diretto. Nella comunicazione orale, inoltre, l’efficacia dipende anche – e forse in gran parte – dal modo in cui parlerai: la “forza” che saprai imprimere alle tue parole con un tono di voce sicuro e con un linguaggio del corpo adeguato giocheranno un ruolo decisivo sull’effetto del tuo discorso. Ricorda infine che comunicare in modo efficace significa anche saper adattare il proprio stile di comunicazione a seconda dell’interlocutore e del contesto.

  • Autonomia: in qualsiasi realtà lavorativa sono molto apprezzati i ragazzi che non hanno bisogno di assistenza continua, ma che sono in grado di lavorare in autonomia in breve tempo, entrando velocemente nelle dinamiche, nei processi e nei ritmi di lavoro aziendali. Le imprese cercano persone che apprendano rapidamente, a cui non si debbano spiegare e ripetere più volte le stesse cose; cercano ragazzi che non abbiano paura di assumersi delle responsabilità. È chiaro, sei uno stagista e sei lì per imparare…ma prima impari ad assumerti delle responsabilità, migliore sarà l’impressione che farai (tranquillo, le tue responsabilità saranno comunque commisurate al livello delle tue competenze!).

  • Pragmatismo e orientamento al risultato: perché il tuo stage abbia successo e il tuo contributo venga apprezzato, dovrai saper organizzare le tue attività raggiungendo i risultati attesi nei tempi prestabiliti; dovrai essere pragmatico e determinato, responsabile ed affidabile.  Per raggiungere gli obiettivi stabiliti rispettando le deadline, dovrai essere in grado di adeguarti ai modi e ai tempi di lavoro dell’organizzazione. Dovrai organizzare al meglio il tuo lavoro e il tuo tempo, gestendo diverse attività in a fast paced environment, in un ambiente di lavoro in cui si lavora ad alti ritmi. Perciò tieni sempre traccia delle cose da fare e cerca di fare una valutazione verosimile dei tempi e degli strumenti che ti servono. Non puoi arrivare a una scadenza e accampare scuse per non averla rispettata.

  • Intraprendenza: è fondamentale che uno stagista, ovvero un giovane che è appena entrato nel mondo del lavoro, si dimostri molto motivato e affronti il suo percorso formativo con entusiasmo, passione e voglia di fare, anche al di là delle mansioni che gli vengono affidate. L’intraprendenza, la proattività e la “fame di imparare” dovranno caratterizzare il tuo approccio allo stage fin dai primi giorni.
     

Non è certo facile mettere in campo tutte queste soft skills, soprattutto per chi si sta affacciando, magari per la prima volta, nel mondo del lavoro. Ma sappi che lo stage ti servirà anche a questo: a migliorare le tue soft skills, ad affinare la tua capacità di mettere in atto comportamenti efficaci nelle diverse situazioni di lavoro. Capire come si lavora in un’azienda o in un’organizzazione internazionale sarà un passo fondamentale nel tuo percorso di crescita professionale.

Infine, ci sono alcune cose che ti consigliamo di fare durante il tuo stage per sfruttarne tutto il potenziale formativo: osservare, ascoltare, chiedere, proporre.

  • Osserva: ogni volta che ti è possibile, guarda con attenzione quello che fanno i tuoi colleghi e come lo fanno; osserva i loro comportamenti, soprattutto quelli dei colleghi più capaci e apprezzati. Osserva il modo in cui i tuoi colleghi si relazionano tra di loro e con i “capi” (formalità/informalità dei rapporti, stile comunicazionale ecc.), il modo in cui vengono affrontate le situazioni conflittuali all’interno del gruppo di lavoro o in cui vengono gestiti i rapporti con i clienti e/o i partner ecc. Sarà come assistere a delle vere e proprie lezioni su come stare in azienda.

  • Ascolta: ascoltare con attenzione i tuoi colleghi ti aiuterà non soltanto ad acquisire in tempi brevi piena dimestichezza con la lingua che utilizzi, ma anche ad entrare nel “linguaggio aziendale”, un gergo fatto di espressioni standard, termini e modi di dire in cui trova espressione l’identità culturale dell’organizzazione. Imparare ad utilizzare il linguaggio aziendale ti permetterà di inserirti ed integrarti rapidamente nell’ambiente di lavoro.

  • Chiedi: non aver paura di fare domande, di chiedere informazioni e chiarimenti. Fare uno stage all’estero in una multinazionale o in un’importante organizzazione internazionale ti dà la possibilità di guardare e conoscere dall’interno la struttura e le dinamiche di una realtà organizzativa complessa. Trovarsi in un contesto del genere e limitarsi a svolgere i propri compiti senza darsi da fare per avere una visione d’insieme delle strutture, dei processi, delle regole e delle principali dinamiche dell’organizzazione in cui sei inserito, significherebbe perdersi una buona fetta di quel patrimonio di conoscenze e competenze che puoi offrirti lo stage. Non solo: nel corso dello stage, chiedi periodicamente al tuo tutor o ai tuoi colleghi un feedback sul tuo operato: è importante avere un riscontro per capire se si sta andando nella direzione giusta. Raccomandazione ovvia: le domande vanno poste al momento opportuno, non quando il tuo interlocutore sta lavorando a marce forzate perché ha una scadenza imminente…

  • Proponi: anche se sei “l’ultimo arrivato”, non per questo devi aver paura di esprimere le tue idee, di fornire il tuo contributo originale, di partecipare attivamente alla vita dell’azienda. Il tuo spirito di iniziativa sarà sicuramente apprezzato. Chi non ha esperienza può certo dire o commettere delle ingenuità, ma può anche suggerire delle idee nuove o fornire spunti interessanti. Niente timori o timidezze: se hai un’idea da proporre o un’osservazione da fare, esponiti. Regola aurea: non cercare di essere originale o propositivo a tutti i costi: meglio tacere che uscirsene con un’idea strampalata. Seconda regola aurea: essere intraprendenti e avere spirito di iniziativa va bene, ma è fondamentale non essere mai presuntuosi o arroganti. I comportamenti da maestrini o da primi della classe non pagano, anzi…

E allora…sei pronto a metterti in gioco?

I problemi più frequenti

Nella maggior parte dei casi i problemi che si incontrano durante uno stage all’estero si possono facilmente superare con un po’ di intelligenza e di buon senso. Molto dipenderà dalla tua capacità di adattamento al nuovo contesto sociale, culturale e lavorativo in cui verrai a trovarti. Se non ti saprai adeguare alla tua nuova realtà, qualsiasi cosa potrà diventare un ostacolo o un problema, dalla qualità del cibo alla distanza dell’abitazione dal luogo di lavoro, dal tipo di clima alla nostalgia di casa e delle tue abitudini. Starà a te sentire e vivere le differenze non come un problema ma come un’opportunità, un arricchimento, un’occasione di crescita. La rapidità con cui riuscirai a inserirti nel contesto sociale e di lavoro dipenderà in gran parte dal tuo atteggiamento, dalla tua disponibilità e dalla tua effettiva volontà di integrarti.

Tieni inoltre presente che nella stragrande maggioranza dei casi le difficoltà si concentrano nella prima fase del tirocinio (le prime due-tre settimane) per poi risolversi naturalmente col passare dei giorni. Una volta superate, tutto andrà per il meglio e quando lo stage sarà finito avrai l’impressione che il tempo sia volato.

Può però capitare che, malgrado il tuo impegno e la tua disponibilità, sorgano dei problemi imprevisti che rischiano di pregiudicare l’esito e il valore formativo del tuo stage. Per evitare tutto questo, è necessario affrontarli e risolverli per tempo. Può quindi essere utile conoscere in anticipo alcuni dei problemi che potrebbero presentarsi e i comportamenti da adottare per venirne a capo.

  • La lingua. A meno che tu non abbia una conoscenza pressoché perfetta della lingua che dovrai utilizzare, è probabile che nella prima fase dello stage avrai qualche piccolo problema di espressione e comprensione. Non c’è da preoccuparsi: qualche difficoltà iniziale è nell’ordine delle cose. È normale che l’immersione in una lingua straniera richieda un periodo di rodaggio.

Parti dal presupposto che, dal momento che sei stato selezionato, evidentemente il tuo livello di conoscenza della lingua è stato ritenuto adeguato. Servono soltanto un po’ di pazienza, tanta buona volontà e voglia di imparare.

Una raccomandazione: non rinunciare ad esprimerti per paura di commettere qualche errore formale o di pronuncia. Considera che, facendo lo stage in un contesto internazionale, ti troverai a contatto con persone di nazionalità diverse: qualche inevitabile inciampo e delle pronunce non proprio ineccepibili – o delle inflessioni che tradiscono inequivocabilmente la provenienza  – non saranno certo una tua prerogativa esclusiva…

Inoltre, presumibilmente dovrai utilizzare la lingua di lavoro anche al di fuori del contesto lavorativo e questo ti aiuterà ad impadronirtene più rapidamente. In questo senso la tua vita sociale extra-stage potrà essere (anche) un’ottima scuola di lingua. Senza accorgertene, in non più di tre settimane avrai già acquisito una dimestichezza tale da riuscire ad esprimerti con sicurezza e non aver più alcun problema di comprensione. Pian piano ti verrà automatico pensare e parlare in quella lingua e alla fine dello stage ti renderai conto di quanto siano straordinariamente migliorate le tue competenze linguistiche.

  • L’abbandono. È un problema piuttosto raro ma che, quando si verifica, rischia di trasformare lo stage in un’esperienza decisamente deludente. Si tratta di una situazione che si può presentare quando lo stage non prevede l’assegnazione di un tutor o quando il tuo tutor è il responsabile dell’ufficio in cui sei inserito. Nel primo caso può succedere che nessuno dei tuoi colleghi si prenda l’impegno di supportarti e assisterti nel tuo percorso formativo; nel secondo caso può capitare invece che il responsabile dell’ufficio, a causa dei numerosi impegni cui è chiamato a far fronte, non disponga del tempo necessario per seguirti adeguatamente. Di conseguenza, non avendo particolari mansioni o incarichi da svolgere - se non qualche piccola attività quotidiana che ti impegna poche ore al giorno - ti sentirai abbandonato ed avvertirai la sensazione di essere un “corpo estraneo” all’interno dell’organizzazione.

Se dovessi trovarti in una situazione simile, la cosa migliore da fare consiste nel guardarsi bene intorno e individuare, nel giro di pochi giorni, un collega che sia in grado di (e che sia disposto a) fornirti l’assistenza e la formazione di cui hai bisogno. È cioè necessario che tu scelga un “tutor d’elezione” il quale, per qualità umane ed esperienza professionale, sia in grado di assisterti e farti entrare nelle dinamiche di lavoro. Poi, man mano che ti integrerai nel gruppo, saranno anche gli altri colleghi a supportarti e a collaborare con te. Sii proattivo: a volte basta un minimo di iniziativa per superare le difficoltà.

  • L’iper-responsabilizzazione. È di fatto il problema opposto rispetto a quello dell’abbandono (ed è anche decisamente più frequente). A volte chi ha un’esperienza lavorativa pluriennale non si rende conto che per svolgere alcune attività servono conoscenze e competenze pregresse che uno stagista non può ancora aver maturato. Per cui potrebbe capitarti che, sin dalle prime fasi dello stage, ti vengano affidate responsabilità e compiti che almeno inizialmente non sei in grado di assumere e portare a termine. Se dovessi trovarti in una situazione simile, non è il caso di farsi prendere dallo stress o dal senso di inadeguatezza e di incapacità.

La prima cosa da fare è analizzare lucidamente la situazione e mettere subito a fuoco le ragioni per cui non sei in grado di svolgere determinate attività; fatto questo, dovrai far presente quanto prima al tuo tutor aziendale (o ai colleghi che ti seguono) il risultato delle tue riflessioni, indicando chiaramente i limiti e le carenze - in termini di conoscenze, competenze, utilizzo di strumenti ecc. - a causa dei quali non sei ancora in grado di svolgere adeguatamente determinati compiti o mansioni. In tal modo non soltanto avrai la possibilità di colmare il tuo gap formativo e di progredire nel tuo percorso di crescita professionale, ma eviterai anche di combinare guai tentando di cimentarti in attività che non sei ancora in grado di gestire.

  • Il tradimento delle attese. È il problema più serio che ti possa capitare (ma che fortunatamente in contesti internazionali è molto raro): prima di iniziare lo stage, ti viene prospettato un determinato percorso formativo e professionale, ma poi ti ritrovi a svolgere compiti elementari e mansioni di basso livello, prive di qualsiasi valore formativo. Di qui il senso di frustrazione e la sensazione bruciante di esser stati presi in giro.

Ecco cosa dovrai fare in un caso del genere. Prima di tutto accertati che non si tratti di una situazione momentanea, legata magari ad esigenze contingenti: un giorno – o anche qualche giorno – di “elementare supporto operativo” può capitare, ma se la cosa si protrae, allora è necessario intervenire. Se ti è stato assegnato un tutor, rivolgiti a lui/lei, altrimenti parlane con il responsabile dell’ufficio in cui sei inserito, facendo presente che le attività previste erano ben diverse rispetto a quelle che di fatto stai svolgendo. In sostanza dovrai educatamente “richiamarli” al rispetto delle condizioni e degli accordi stabiliti. Se stai facendo un tirocinio curriculare, parlane anche col tuo tutor universitario: rientra infatti tra i suoi compiti quello di garantire la correttezza e la regolarità del percorso formativo.

Se la situazione non cambia e lo stage prosegue sulla stessa falsariga, allora sarà opportuno interromperlo e segnalare la situazione al tutor universitario - in caso di tirocinio curriculare - e ai servizi per il lavoro del Paese ospitante. Uno stage all’estero è una straordinaria opportunità formativa: non può e non deve risolversi in una forma di sfruttamento.

Alla fine dello stage...

Quando ormai manca poco al termine dello stage, è tempo di iniziare a fare un bilancio del tuo percorso e raccogliere i frutti della tua esperienza. Ecco alcune cose che dovrai fare per concludere al meglio il tuo tirocinio e prepararti al tuo futuro professionale.

  • Autovalutazione. La prima cosa da fare è un’attenta autovalutazione del tuo percorso, individuando i risultati conseguiti in termini di: 
    → competenze professionali, organizzative e sociali;
    → competenze relative all’utilizzo di software, strumenti, macchinari, apparecchiature ecc.;
    → conoscenze relative alla struttura, alle dinamiche e ai processi di lavoro dell’organizzazione ospitante;
    → competenze linguistiche.  
    In tal modo avrai un quadro chiaro e completo di tutto ciò che lo stage ti ha permesso di imparare, una visione d’insieme di tutte quelle “acquisizioni” che potranno rivelarsi le tue carte vincenti per entrare nel mondo del lavoro.
    Ma al di là dei risultati professionali, c’è un altro aspetto molto importante su cui riflettere: quanto questa esperienza ti abbia cambiato e fatto maturare come persona, quanto ti abbia fatto crescere in termini di consapevolezza, senso di responsabilità, autonomia, fiducia in te stesso. È anche in questi termini che si misura il valore e il significato di uno stage all’estero.
    Infine dovrai fare una riflessione sul tuo tirocinio come strumento di orientamento: lo stage ha confermato le tue scelte professionali o le ha messe in discussione?  Come ti sei trovato in quel tipo di realtà organizzativa? Le attività svolte ti hanno consentito di mettere a frutto le tue conoscenze, le tue qualità e le tue attitudini? 
    Dopo un’esperienza diretta con un certo tipo di lavoro e di organizzazione, hai sicuramente acquisito degli strumenti utili per capire in quale direzione indirizzare la tua carriera professionale.

  • Valutazione del tutor. Chiedi al tuo tutor – o ai i colleghi che maggiormente ti hanno seguito durante la tua esperienza – di fare insieme a te un bilancio del tuo stage. In primo luogo sarà opportuno avere un riscontro complessivo sulla qualità del tuo contributo, per poi entrare nello specifico delle attività svolte e dei risultati conseguiti.
    Ma soprattutto dovrai chiedere quali sono stati i tuoi punti di forza, le qualità che hai dimostrato di possedere e che sono state maggiormente apprezzate; d’altra parte dovrai anche chiedere quali sono stati gli aspetti su cui, eventualmente, ti sei dimostrato carente o non pienamente all’altezza. Nessuno meglio di chi ti ha visto quotidianamente all’opera potrà dirti quali sono le tue carte vincenti – sia sotto il profilo professionale che sul piano delle soft skills – e su cosa devi invece lavorare per migliorare la qualità delle tue performance. Infine, se il tuo contributo è stato apprezzato e, da parte tua, saresti interessato a continuare a collaborare con l’organizzazione, chiedi apertamente se ci sono possibilità di assunzione (eventualmente anche presso un’altra sede).  

  • Aggiornamento CV. Sulla base della tua autovalutazione e della valutazione dell’organizzazione ospitante, aggiorna il tuo CV prima della fine dello stage. A volte non è facile sintetizzare in modo efficace all’interno del curriculum le attività svolte e le competenze acquisite. Pertanto fai rivedere il tuo CV al tuo tutor e, possibilmente, a un collega che si occupa di selezione delle risorse umane: sicuramente potranno aiutarti a descrivere la tua esperienza nel modo migliore. Tieni presente che la sezione del CV in cui descrivi il tuo stage all’estero potrà essere determinante per la tua futura ricerca di lavoro. Ricordati però di aggiornare anche le altre sezioni del curriculum (competenze linguistiche, informatiche, organizzative ecc.)...

  • Attestazione e lettera di referenze. In alcuni Paesi è obbligatorio rilasciare al tirocinante un’attestazione dell’esperienza svolta nella quale vengono riportati i dati principali dello stage (soggetto ospitante, sede dello stage, periodo di svolgimento, attività svolte ecc.). Se ciò non fosse previsto dalla disciplina del Paese in cui stai svolgendo lo stage, puoi comunque provare a richiedere un’attestazione che certifichi la tua esperienza.
    Oltre all’attestazione – o in alternativa ad essa – è opportuno richiedere una lettera di referenze firmata dal tuo tutor o dal responsabile dell’ufficio presso cui sei inserito. Poter allegare una lettera di referenze darà al tuo curriculum maggior peso e “prestigio”, rafforzando sensibilmente la tua candidatura.

Una volta concluso lo stage, è il momento di iniziare a delineare il tuo progetto professionale. Ora che hai le idee più chiare sul tuo futuro, devi cominciare a inquadrare i tuoi obiettivi a breve-medio termine, facendo una stima realistica dei tempi e delle risorse necessari per raggiungerli e degli eventuali  ostacoli e difficoltà che dovrai affrontare.
Un’ultima raccomandazione: dopo lo stage, non perdere i contatti con i tuoi colleghi. La rete delle tue nuove conoscenze potrà aiutarti nella ricerca di lavoro o comunque supportarti e consigliarti nelle tue scelte professionali.