Uno stage in Europa è una straordinaria occasione di crescita professionale e umana. Ma prima di iniziare a cercarlo, è opportuno avere alcune informazioni di base per capire meglio di cosa stiamo parlando…


Cos’è uno stage

Lo stage è un periodo di formazione on the job di durata limitata che ti consente di:

  • avere un contatto diretto con il mondo del lavoro
  • acquisire competenze professionali spendibili sul mercato del lavoro
  • orientarti alla scelta della professione
  • migliorare le tue chances di trovare un’occupazione.

Fare uno stage è importante non solo perché offre un’opportunità per crescere, umanamente e professionalmente, ma anche per dare un valore aggiunto al tuo Curriculum. Non solo: molte aziende, soprattutto quelle grandi, spesso utilizzano proprio il tirocinio come modalità di selezione, come momento per formare e valutare potenziali collaboratori o comunque, nella scelta di una nuova risorsa, prediligono chi abbia già effettuato almeno uno stage perché il neoassunto avrà probabilmente minori difficoltà di inserimento ed una maggiore familiarità con i ritmi di lavoro e le esigenze di un'organizzazione aziendale.

Anche quando non si concluda con un’assunzione o con una proposta di collaborazione, quindi, lo stage rimane comunque un ottimo lasciapassare, un’esperienza sempre più richiesta dalle imprese, una carta in più rispetto a chi ha nel suo Curriculum solo titoli di studio.

Se un tirocinio consente quindi di acquisire una serie di competenze che solo un’esperienza pratica può darti, uno stage svolto all’estero ti dà quel vantaggio competitivo che – soprattutto in un periodo di crisi economica – può essere decisivo per trovare un’occupazione.

Tieni presente che stage e tirocinio sono di fatto sinonimi: dire stage oppure tirocinio è la stessa cosa (così come il tirocinante è spesso chiamato anche stagista o stagiaire). Stage è un termine francese che non va pronunciato, come invece molti fanno, all'inglese. Nei Paesi anglofoni tirocinio si dice internship o traineeship, mentre stage vuol dire "fase, periodo, palcoscenico".

Perché fare un tirocinio, quando e dove farlo

Un buono stage può essere un ottimo trampolino di lancio per entrare nel mondo del lavoro, per acquisire competenze e pratiche professionali (aspetto formativo), ma anche per districarsi nella difficile scelta di una professione (aspetto orientativo).

Attraverso la conoscenza diretta in un contesto produttivo e l’esperienza pratica in un ambito professionale, potrai capire se un certo tipo di lavoro è in linea con le tue aspettative, attitudini e aspirazioni. Un’esperienza di tirocinio può quindi contribuire ad “orientarti” ad effettuare delle scelte, a maggior ragione se stai ancora seguendo un percorso di studio e di formazione.

 Per esempio, se lo stage viene fatto a cavallo dei due cicli di laurea, può servire a:

  • confermare o modificare la tua scelta universitaria specialistica
  • sperimentare, all’interno di uno stesso settore produttivo, uno o più indirizzi specialistici, per essere in grado, al termine dello stage, di confermare o eventualmente cambiare la tua scelta
  • orientarti verso un nuovo ambito professionale e formativo, qualora desiderassi prendere un altro indirizzo di studio.

L’ideale, forse, sarebbe fare uno stage all’estero eventualmente dopo averne già fatto uno in Italia. Questa esperienza ti consentirebbe di avere un primo contatto con il mondo produttivo, auspicabilmente vicino a casa, senza l’aggravio di trovarti – magari per la prima volta – a vivere da solo, dovendo parlare (per lavoro!) una lingua straniera. Successivamente potresti provare a fare il grande salto con un internship all’estero, quindi non solo inserendoti in una dimensione aziendale, ma anche in un contesto ambientale e linguistico diverso dal tuo.

 Fare un tirocinio vuol dire quindi:

  • imparare a lavorare, acquisendo competenze professionali
  • orientarti nella scelta di una professione
  • fare un’esperienza pratica in un contesto produttivo
  • acquisire codici aziendali e relazioni professionali
  • metterti alla prova, conoscerti e farti conoscere
  • poter inserire nel CV un punto forte a tuo favore!

Farlo all’estero, oltre che per gli stessi motivi sopra  indicati, significa in più:

  • mettere alla prova le tue conoscenze linguistiche
  • confrontarti con culture diverse e nuovi modelli di comportamento
  • arricchire il tuo CV con un ulteriore elemento molto forte a tuo favore!

Bisogna infine considerare, e mai sottovalutare, l’aspetto linguistico. Per fare un tirocinio all’estero è indispensabile avere una buona conoscenza della lingua del Paese di destinazione e/o un inglese fluente, se esplicitamente richiesto. Non si fa un tirocinio per imparare una lingua straniera! L’inglese, o la lingua di riferimento del Paese di destinazione, deve essere già conosciuta ad un livello discreto, perché sarà necessario non solo comunicare, ma anche lavorare in quella lingua (se vuoi imparare una lingua, o semplicemente fare un po’ di pratica, è più utile cercare un lavoro estivo, il cosiddetto summer job).

I diversi tipi di tirocini
  • tirocini curriculari sono svolti all’interno di un percorso di istruzione o formazione; sono quindi destinati a studenti (di scuole secondarie, università, centri di formazione) e possono essere sia obbligatori che opzionali. Nel caso di tirocini curriculari obbligatori, nella maggior parte dei Paesi europei fanno parte integrante del percorso didattico e sono necessari per ottenere il titolo di studio: in Italia, per esempio, sono legati all’acquisizione dei crediti formativi.
  • I tirocini extracurriculari, invece, non rientrano in alcun piano di studi e sono generalmente svolti da inoccupati, disoccupati o giovani che hanno concluso il proprio percorso di istruzione o formazione. In alcuni Paesi europei, come ad esempio la Francia e i Paesi Bassi, non vengono più fatti.
  • I tirocini per l’accesso alle professioni regolamentate sono generalmente obbligatori in tutti i Paesi europei per diventare avvocati, medici, commercialisti, insegnanti, architetti ecc..
  • I tirocini estivi sono rivolti ad adolescenti e giovani regolarmente iscritti presso un istituto scolastico, un ente di formazione o un’università e devono essere svolti durante la pausa estiva, ovvero nel periodo compreso tra la fine dell’anno scolastico (o accademico) e l’inizio del successivo.
  • Gli stage transnazionali sono le esperienze di stage svolte all’estero.

Al di là dei diversi tipi di tirocini che possono variare molto da Paese a Paese per denominazione, destinatari, durata, modalità di svolgimento ecc., esistono alcuni elementi comuni che legano il concetto stesso di tirocinio in tutti i Paesi dell’Ue, ovvero:

 

  • la finalità formativa generale
  • l’elemento pratico dell’apprendimento
  • il carattere temporaneo del tirocinio.
Come funziona in Europa

In linea molto generale le legislazioni adottate dai diversi Paesi, ancorché molto diverse fra loro, cercano di definire e regolamentare almeno:

  • il concetto di tirocinio
  • lo status del tirocinante
  • i termini e le condizioni associati all’esperienza (durata, aspetti assicurativi, ecc.).

Alcuni Paesi hanno emanato delle leggi ad hoc in materia, mentre in altri Stati non ci sono regolamenti specifici, ma si fa riferimento ai tirocini all’interno di leggi che riguardano l’istruzione e la formazione oppure il lavoro e le politiche occupazionali. I tirocini sul mercato libero sono quelli meno soggetti a regolamentazione mentre quelli curriculari sono molto spesso regolati, organizzati e vigilati in modo indipendente e autonomo direttamente dalle istituzioni scolastiche, formative o universitarie coinvolte. Tutte queste diversità legislative comportano, oltre ad una grande variabilità fra Stato e Stato, anche delle notevoli differenze nell’attuazione pratica e nella qualità dell’offerta, per esempio rispetto ai contenuti di apprendimento, alle condizioni di lavoro, ecc.

Puoi consultare la normativa di riferimento di ciascuno Stato europeo nella sezione "Riferimenti legislativi/Regolamentazione" che trovi all'interno di ogni Scheda Paese.

Per ulteriori approfondimenti su questo tema puoi vedere inoltre lo studio dell'Inapp sull'attuazione della Raccomandazione del Consiglio su un Quadro di qualità per i tirocini.

Come funziona in Italia

 Il tirocinio in Italia coinvolge tre soggetti:

  • il tirocinante
  • il soggetto ospitante, cioè la struttura (azienda, amministrazione pubblica, associazione ecc.) presso la quale viene svolto il tirocinio
  • il soggetto promotore, ovvero un ente “terzo”, a cui spetta il compito di garantire la regolarità e la qualità dell’esperienza formativa.

Il tirocinio viene attivato sulla base di una Convenzione (stipulata tra il soggetto promotore e il soggetto ospitante) in cui vengono definiti gli impegni, gli obblighi e le responsabilità delle due parti contraenti e di un Progetto formativo individuale (che deve essere firmato dal promotore, dall’organizzazione ospitante e dal tirocinante) in cui vengono descritti i contenuti e gli obiettivi formativi del tirocinio. Obbligatoria e fondamentale la presenza di due tutor: il tutor del soggetto ospitante (detto comunemente tutor aziendale) e il tutor del soggetto promotore (detto anche tutor didattico-organizzativo). Entrambi sono figure-chiave per la buona riuscita dell’esperienza avendo la responsabilità di rispettare e far rispettare gli impegni stabiliti nel Progetto formativo.